OMAGGIO A SARAJEVO

VIAGGIO NEI BALCANI

30 maggio - 4 giugno 2003
Si doveva andare alle Apuane!
Dopo due viaggi consecutivi, nel 2001 il sahara tunisino e nel 2002 quello lituano, era serpeggiata l'idea di un anno di pausa, di riposo per così dire "attivo", magari con un itinerario breve e "in casa". Quando ci radunammo per definire il viaggio 2003, fu presentata l'idea di una visita alle Alpi Apuane, da consumarsi in poco più di un weekend. Fu illustrato il percorso, con i punti salienti e le bellezze da visitare. Ma quando si passò a prendere la decisione, calò un certo silenzio e anche gli occhi degli intervenuti non certo brillavano. Per fortuna, Umberto ebbe a dire: "ma alle Apuane ci andiamo in un giorno!" Improvvisamente ci sentimmo come liberati, anche quest'anno saremmo partiti. Anche quest'anno avremmo potuto viaggiare ancor prima della partenza! Certo il tempo a disposizione non era molto, 5 giorni, e, quindi, dovevamo trovare una meta vicina e, come sempre, non scontata. Non che ci spaventassero le distanze (vedi la "maratona Lituana" 5.400 km. in 10 giorni), ma volevamo individuare un itinerario che ci desse il tempo di conoscere più a fondo i luoghi visitati e anche di "conoscerci meglio". Venne fuori l'idea delle isole della Croazia e da lì si sviluppò la meta definitiva: i Balcani. Croazia, Bosnia - Erzegovina e Montenegro saranno le mete del viaggio, i paesi della ex Jugoslavia ricchi di tradizione e cultura, dove occidente ed oriente si sono da sempre incontrati e che ora vedono, dopo la sanguinosa guerra del decennio scorsa, le popolazioni impegnate in una difficile ricostruzione e nella faticosa ricerca di una stabile pace.
Si parte per la Croazia
30.5.2003

Città di Castello, è una limpida e frizzante mattina, di buon ora, quando ci raduniamo per la partenza. Una dopo l'altra le moto arrivano e si fermano al centro della piazza, quasi a far bella mostra di sé. Per alcuni è la prima volta e, di sicuro, è "il sogno" che si realizza; per altri un altro sogno divenuto ancora realtà, anche quest'anno si parte. Mancano per vari motivi alcuni veterani, il "Dona", "Fiordo" e "Gioele", ma il gruppo è ugualmente numeroso. Ai soliti Maurizio, Oreste, Pino, Sergio e Umberto, si sono aggiunti i nuovi: Claudio, Riccardo, Stefano A. e Stefano M. La prima tappa è l'isola di Krk, in Croazia. Salutato il confine di Trieste ed, attraversata la Slovenia, entriamo in territorio croato. Man mano che ci avviciniamo alla costa aumentano i colori e gli odori mediterranei; la strada, copiando a meraviglia la frastagliata costa, ci invita e ci tenta. Passata la città di Rejika (Fiume), percorriamo un ardito e sottile ponte che collega la terraferma all'isola. Il paesaggio cambia rapidamente; la macchia mediterranea invade il panorama e un profondo odore di liquirizia e di ginestre passa attraverso il casco. Il paese di Krk ci accoglie nella sua semplicità di borgo marinaro. Un delizioso risotto alla pescatora ed una passeggiata sul molo del piccolo porto scandiscono la serata. Fuori dell'albergo sostiamo per qualche chiacchiera, ma un'austera nonna teutonica, aperta la finestra, a chiari gesti ci fa capire che è ora di andare a letto.
Dalle coste paradisiache alle zone dell'infernale pulizia...
31.5.2003

Apriamo la giornata con una ricchissima colazione; sul campo si mette in luce soprattutto uno dei nuovi, Stefano M., che per l'impresa viene soprannominato "forno a microonde". Lasciata la lussureggiante isola di Krk, raggiungiamo la strada costiera per percorrerla in direzione sud. Una strada trafficata, ma stupenda per il mototurista. Numerose le soste per immortalare con l'obiettivo gli incantevoli scorci. Dopo una breve deviazione, salite le moto nel battello, raggiungiamo l'isola di Pag. Il paesaggio che si presenta è davvero singolare, niente alberi, vegetazione scarsa, solo roccia e tanti, tanti muretti a secco che delimitano i confini e i pascoli di pecore. Gli odori della natura sono forti e il lungo nastro di asfalto li raccoglie tutti. Le baie e le insenature si susseguono numerose, quasi a voler trattenere l'intenso azzurro del mare. Non resistiamo alla tentazione e, alla prima occasione, ci tuffiamo. Non rinunciamo nemmeno ad una sosta per assaggiare il formaggio tipico di Pag. Lasciata l'isola e ritornati in terra ferma, si devia verso l'entroterra croato. Il mare si allontana e le forme della campagna si avvicinano. Con essa arrivano anche il silenzio e una strana immobilità; per chilometri nessuna forma di vita, una campagna dalle forme sgraziate, che porta indelebili i segni dell'infernale "pulizia etnica". Schegge d'arma ancora per terra, l'asfalto segnato, case sfregiate da pallottole e sventrate da esplosioni, abbandonate in fretta e mai più riabitate. I segni della vita che vi fu scomparsi; la natura, impegnata a riprendersi tutto, ben presto coprirà gli orrori; ma non sarà così per la coscienza, l'uomo ancora una volta, nonostante la memoria, non ha esitato a compiere un'altra atrocità. Lentamente percorriamo la strada, in silenzio, come se stessimo attraversando un cimitero. Verso sera giungiamo a Sinj, un grosso paese poco distante dal confine bosniaco. Nell'albergo un'allegra festa di giovani ci conferma la voglia della gente di dimenticare e ricominciare. Nella passeggiata serale per le vie del centro ci colpisce il brulichio di tantissimi giovani assiepati davanti ai numerosi pubs e impegnati nel tradizionale "struscio"; speriamo che per loro valga innanzitutto il "valore della memoria"!
Omaggio a Sarajevo
1.6.2003

E' la giornata del "tappone", circa 583 km. da percorrere su strade non scorrevoli. Si parte di buon ora, il tempo ci assiste, una invitante strada in salita ci avvicina alla frontiera con la Bosnia - Erzegovina. Il territorio è prevalentemente montuoso, ogni tanto si aprono splendidi altopiani ricchi di foreste. Alla frontiera sbrighiamo le formalità e via verso Mostar. Dall'alto ammiriamo la città situata in una valle racchiusa da montagne. Entrando, sono ben visibili i segni lasciati dalla guerra; la città è attraversata dal fiume che la divide in due grandi quartieri, non più collegati dal famoso ponte, simbolo dell'integrazione, distrutto dai bombardamenti. Sono iniziati i lavori per ricostruirlo e nel frattempo ne è stato edificato un altro. Lasciata alle spalle Mostar, imbocchiamo la statale per Sarajevo, che si snoda sotto gallerie buie e insidiose, attraversando innumerevoli centri abitati. Poi saliamo di quota; lungo la strada gruppi di bambini vendono miele. Le forme del paesaggio sono armoniose e accolgono disseminati i villaggi con le caratteristiche guglie delle moschee. Non altrettanto armoniosa deve essere la vita da queste parti, nonostante traspaia dalla gente una evidente laboriosità.
Sarajevo ci accoglie con tutti i suoi contrasti. Traffico intenso, grattacieli sventrati e grattacieli nuovissimi. Le case portano evidenti i segni dei "cecchini". Il sole illumina i villaggi ed i bianchi cimiteri disseminati sulle colline circostanti. Visitiamo il quartiere mussulmano, con le sue moschee, le viuzze strette ricche di botteghe di artigiani. Sempre presenti le ronde dell'esercito internazionale di stabilizzazione. Anche se fa mostra di un fascino particolare, non si respira un'atmosfera distesa; la gente non ti guarda negli occhi, cammina in fretta. Ci vorrà del tempo, chissà generazioni, per ricucire gli strappi al vestito e all'anima di questa affascinante signora dei Balcani. Sono circa le 16.00 e da Dubrovnik ci separano oltre 250 km. Non abbiamo voglia di ripercorrere all'indietro lo stesso itinerario. Ci sarebbe una strada alternativa, che però ci era stata sconsigliata. Ci guardiamo e... vada per la strada alternativa! Il cielo si fa scuro, si prepara a piovere. Non appena lasciamo Sarajevo inizia a piovere. La strada sale in montagna, la pioggia si fa più intensa. E' un vero e proprio temporale, con fulmini e grandine, quello che ci accompagna al primo passo. Maurizio e Oreste sono davanti; la visibilità è ridotta, fiumi di terra e anche sassi invadono la stretta strada di montagna. A nessuno viene in mente di fermarsi, ormai l'esperienza lituana ha insegnato che, dopo i primi km., ci si abitua anche ai temporali. Superiamo il peggio, è cessata anche la pioggia, ora la strada corre in discesa tra maestose pareti di roccia, per poi risalire in un tortuoso itinerario di montagna, tra fitti boschi e sparuti gruppi di umili case. Frequenti sono gli incontri con la "policja", che ha evidentemente il compito di effettuare una costante azione di controllo di questo territorio. Attraversiamo anche la zona dove si svolsero le Olimpiadi Invernali di Sarajevo; le imponenti costruzioni alberghiere abbandonate, il tripode olimpico e i vecchi autobus in disuso contribuiscono a rendere ancor più inquietante ed irreale il paesaggio. Iniziamo a scendere, è il tramonto, il tempo va migliorando, il paesaggio si addolcisce; è andata bene! A sera inoltrata raggiungiamo la frontiera ed usciamo dalla Bosnia. Ci attende Dubrovnik, arriviamo dall'alto e la vista della città illuminata che si specchia sul mare è indimenticabile. Non è difficile trovare un albergo; una veloce sistemazione e poi a cercare qualcosa da mettere sotto i denti. Il "tappone" è stato portato a termine nel migliore dei modi e anche con un pizzico di avventura. Gli occhi, e non solo quelli di Pino, si chiudono sopra un piatto di "carbonara" che "carbonara nnon è"!
Il solenne Montenegro
2.6.2003

Dovremo attendere il pomeriggio per visitare Dubrovnik, perché in mattinata è previsto di raggiungere il Golfo del Cataro, in Montenegro. Entrati nella Repubblica di Serbia e Montenegro, dopo pochi km., si presenta un paesaggio da fiaba; una stretta stradina costeggia l'ampio golfo azzurro, sormontato da imponenti montagne; gli oleandri e le ginestre fanno da cornice ai numerosi villaggi di pescatori, con le case adagiate sul mare. Costeggiamo il golfo e ne approfittiamo per qualche foto di gruppo. Riattraversato il golfo a bordo del battello, seguiamo Umberto che è alla disperata ricerca di un pranzo a base di montone. Ma ahimè, come la sera precedente con la carbonara, anche oggi arriva in tavola il "montone" che non ti aspetti!
Dubrovnik, la "perla"
Da qualsiasi parte il visitatore entri in città, non può fare a meno di esclamare stupore e meraviglia. Sia che entri dalle porte sotto gli austeri bastioni, che da uno dei tanti vicoli che ricordano Genova, lo scenario che si apre agli occhi è di quelli indimenticabili. E' come entrare in un immenso palazzo del '400-'500, coperto da un "tetto di stelle"; il corso principale, largo, lastricato a marmo e contornato da eleganti facciate, ti accoglie e si mostra in tutto il suo splendore. Pare d'essere capitati, a bordo di una macchina del tempo, secoli e secoli addietro; in una dimensione dove l'equilibrio architettonico ha mirabilmente fuso le differenze di culture; dove il silenzio consente di parlare; dove gli occhi si scoprono avidi e insaziabili. Dieci anni fa, oltre il 70% delle strade e dei tetti (tipicamente rossi) è stato distrutto dai bombardamenti. Se non ci fossero delle tavole a ricordarlo, non ce ne saremmo accorti, tanto è stata tempestiva e rispettosa la ricostruzione. La circolazione dei veicoli è vietata, ma da sempre. Il rispetto per l'ambiente è implicito, mai ti sogneresti infatti, dentro un palazzo, di buttare per terra una cartaccia o una cicca. Ripresici dalla meraviglia, decidiamo che questo è il posto giusto per trascorrere l'ultima serata in terra croata ed affrontare una degna cena a base di pesce. Il ristorante, in uno dei tanti vicoli, ci accoglie con una bella tavolata all'aperto, sotto lo stipite di un nobile palazzo. La cucina, ed anche il servizio, sono all'altezza del posto. Trascorriamo una delle migliori serate.
Verso la nave traghetto
3.6.2003

Ero andato a letto con l'idea che di mattina Dubrovnik avrebbe sfoggiato i colori migliori. Così, quando, ci alziamo, si decide di fare un'altra visita alla perla dell'Adriatico, prima di iniziare la risalita a Split (Spalato), per l'imbarco verso Ancona. Nel frattempo Sergino, per impegni di lavoro, è partito per far ritorno a Città di Castello, farà tutto via terra, contando di arrivare in serata. Ci riuscirà. Se di notte, le tenebre ci avevano mostrato una città affascinante, ora i vivaci colori della mattina ben si intonavano al brulichio e al "ciacolio" della gente che affollava le strade; chi per ammirare, chi per fare spesa; chi semplicemente per esserci. Consumiamo la mattinata (visita alle mura, piccoli acquisti) e verso le 12.00 iniziamo la tappa di avvicinamento a Split. Questo tratto di strada costiera è ancor più ameno di quello a nord. Tranne il breve attraversamento del territorio bosniaco, la strada corre sempre lungo e sopra la costa frastagliata; i colori del mare e del cielo regalano panorami da mozzafiato. Nelle vicinanze di Split un episodio movimenta la giornata; veniamo affiancati da due motociclisti indigeni, due "tosti", che iniziano il giochetto delle provocazioni. Uno in particolare, a bordo di un CBR 900, pantaloncini corti, maglietta da spiaggia e senza casco, nel tentativo di impressionarci, ci regala delle esibizioni in mezzo al traffico (scodate, derapate, e tutto il repertorio) tanto stupefacenti, quanto stupide, al punto che ce lo rendono simpatico. Lo adottiamo come giullare fino a Split, pensando al largo che sarebbe in grado di fare la domenica mattina alla mitica "Cima"! Arriviamo a Split, dopo un frugale ristoro, ci imbarchiamo; lasciate le moto nella stiva al loro "destino ignoto", saliamo sul ponte ad attendere la partenza.
Bella ciao, bella ciao ...
E' ormai sera, la nave è già al largo della costo croata, Riccardo offre un brindisi al suo compleanno e si presenta con due/tre bottiglie (vodka, champagne). Un paio di bicchieri sciolgono la lingua a Maurizio, che inizia a ripercorrere i momenti e le emozioni del viaggio. Come intorno ad un focolare di campagna, ognuno ha da dire ciò che ha gelosamente custodito per 2.000 km. Uno solo resta muto..., recita una canzone, ma in questo caso, il bicchiere è sempre vuoto, tanto è rapido a scolarlo. E' Pino, che, forse liberatosi della tensione (ndr. impeccabile l'organizzazione dell'itinerario), ispirato dalla musa vodka dà il via a uno show da circo. Ma non è che l'inizio; viene lanciata l'idea di una spaghettata a mezzanotte, consumata al ristorante ed annaffiata, sotto l'abile regia di Umberto, con tre o quattro "passatelle". Ormai siamo al "culmine", si ride per niente e Pino, ride sempre! Gli altri passeggeri sono a letto, il bar ed il ristorante hanno chiuso; il ponte esterno della nave è l'unico luogo in grado di contenerci! Ci avventuriamo in uno sfrenato forcing canoro, "Bella Ciao" allarma talmente i marinai da chiuderci fuori! La nottata prosegue tra lazzi e confidenze, tra acrobazie e duelli, con qualche "pisolino" e qualche "mal di mare" (eufemismo)! Le dure poltrone o il pavimento ci accolgono quasi all'alba; ci addormentiamo.
Risveglio, in Italia
4.6.2003

Poco prima delle 7.00 un altoparlante ci sveglia informandoci di essere prossimi al porto di Ancona. Lentamente, quasi barcollando ed in silenzio, iniziamo a prepararci. C'è un po' di tristezza, nessuno parla, quasi per timore di rompere quella sorta di incantesimo che dura dalla notte. I visi portano i segni della "nottata", ma anche la certezza e la soddisfazione di aver trascorso insieme il miglior epilogo di viaggio possibile. Quando sbarchiamo, è una splendida giornata di sole. Superiamo con distacco il caotico traffico dell'adriatica. Dopo una sosta per il caffè, ci diamo appuntamento alla "Cima" per i saluti. La stanchezza per strada più volte si fa sentire. Arriviamo a gruppi; il bar è chiuso, ci fermiamo più avanti al "Grillo"; una bevuta insieme, qualche chiacchiera di circostanza, il timore sempre di rompere quell'incantesimo. Ci salutiamo. Percorro brillantemente gli ultimi km. di curve, il pensiero corre... al prossimo incantesimo!
Maurizio
Hanno partecipato:

  • Umberto Alloisi su Yamaha Tdm

  • Stefano Antonelli su Honda Transalp

  • Maurizio Cristini su Honda Varadero

  • Riccardo Fonti su Yamaha XVS Drag Star

  • Stefano Marroni su Honda X- Eleven

  • Sergio Monaldi su Bmw Gs 1150

  • Oreste Moretti su Honda Africa Twin

  • Claudio Perfetti su Yamaha XTZ 750

  • Pino Perugini su Honda Transalp



  • L'organizzazione
    E' stata curata direttamente, senza ricorso alle prestazioni di agenzie specializzate. Il viaggio è stato affrontato con moto equipaggiate normalmente. Ricambi al seguito: candele - corde frizione ed acceleratore - kit riparazione forature - camere d'aria - ferri in dotazione. Inconvenienti registrati: nessuno. Documenti: passaporto - patente - carta verde - assicurazione sanitaria e mezzo