GERMANIA 2008

 

 

Konigssee, il lago del re

 

Piove forte a Tarvisio e passato il confine con l’Austria il paesaggio intorno a noi non è più cambiato. Eppure, all’improvviso, ci siamo ritrovati in Germania senza che ce ne fossimo  accorti. Lo splendido  panorama alpino  della Baviera è così simile a quello austriaco che solo grazie ai cartelli stradali ci siamo resi conto di aver passato la frontiera. Quest’anno abbiamo deciso di attraversare la Germania lungo tutto il confine sud,  percorrendo  la strada delle alpi, l’Alpenstrasse, per poi risalire a nord lungo la Foresta Nera e quindi ritornare verso casa percorrendo la Romantiche Strasse.  

Intorno a noi scorrono montagne, laghi e colline verdissime. Boschi lussureggianti  ci circondano da ogni parte  come in un quadro dipinto ad arte, costringendoci a riflettere sulla straordinaria varietà della natura che, per fortuna, in questa  parte del mondo riesce ancora a coesistere con l’uomo e le sue città.

Ci fermiamo al Konigssee, detto anche il lago del re, bellissimo specchio d’acqua all’interno del Parco Nazionale proprio sotto il monte Watzmann. La navigazione sul lago già agli inizi del ‘900 era estremamente moderna, già allora si pensava all’ambiente. L’unica compagnia di navigazione con il permesso di solcare queste acque, decise di usare solamente motori elettrici e per questo motivo l’acqua del lago è tra le più pulite e meno inquinate di tutta l’Europa.

I re di Baviera elessero questi luoghi intorno al lago come loro riserva di caccia e pesca, e qui sulle sue rive costruirono una palazzina di caccia vicino alla Cappella dedicata a San Bartolomeo, celebre per le sue cupole rosse e considerata uno dei più preziosi monumenti barocchi di questa regione.

 

 

Lindau e il lago di Costanza

 

Non c’è niente di meglio per un appassionato motociclista che percorrere  l’Alpenstrasse, la strada delle alpi tedesche. Questo lungo e tortuoso itinerario attraversa da est a ovest il sud della Germania  a ridosso della catena montuosa che segna il confine con l’Austria. Il nostro prossimo obbiettivo è Lindau, antichissimo villaggio di pescatori che sorge su un’isoletta affiorante dalle acque del lago di Costanza.

Entriamo percorrendo uno dei due ponti che collegano la città alla terraferma.

Lindau, glorioso porto della Baviera dei secoli passati, è tra le più famose località di villeggiatura della Germania. E’ soprannominata l’isola delle vacanze  perché in estate diventa una stazione turistica molto frequentata, dal cui porto, sorvegliato dall’imponente  faro e dal maestoso leone in pietra simbolo della regione, partono numerosi i battelli per la classica gita sul lago.

Miracolosamente in questa zona la guerra non ha lasciato tracce, lasciando intatta l’unicità della sua architettura. Le strade, strette e pittoresche, sono circondate dalle antiche abitazioni finemente decorate con i caratteristici disegni bavaresi.

 

 

Le case di Eppingen nella Foresta Nera

 

Lasciato alle nostre spalle il lago di Costanza ci avviciniamo alla Foresta Nera.

Nota soprattutto per i suoi castelli, per le sue leggende e per i suoi  borghi pittoreschi e romantici, deve il suo nome alla fitta distesa di abeti che si stagliano altissimi verso il cielo. Ci fermiamo sulle rive del lago Titisee, uno specchio d’acqua naturale immerso nel verde della foresta, sulle cui rive si affaccia il piccolo paese, praticamente un insieme di negozi di souvenir  e  di orologi a cucù.

Più avanti, nel cuore della Selva nera, non molto lontano dalla città termale di Baden Baden, incontriamo il piccolo borgo di Eppingen con le sue tipiche case dalla facciata a graticcio. Le travi a vista spiccano nei muri evidenziando un’architettura ricca di particolari e curata nei  minimi dettagli,  il tutto naturalmente rigorosamente in legno.

 

 

Wurzburg e la Romantische Strasse

 

Ripresa la strada in direzione nord, arriviamo a Wurzburg, la città da cui inizia  la Romantische Strasse. Capitale barocca e centro culturale della Franconia si è sviluppata lungo le rive del fiume Meno, dove grandi chiatte, pigre nel loro incedere, trasportano i materiali più disparati, mentre flotte di battelli trasportano i turisti nei luoghi più famosi della regione

Alte Mainbrucke è il nome del vecchio ponte in pietra sul fiume. Risalente al 1100 è ornato  con dodici statue di santi che ricordano un po’ il ponte di Carlo, monumento gotico sopra il fiume Moldava a Praga.

La città  divenne presto il centro religioso della regione. Il periodo più fiorente risale al periodo dei principi-vescovi della famiglia Schönborn, amanti delle arti, i quali commissionarono grandi opere artistiche e palazzi sontuosi che fanno ancora oggi di questa città una delizia per lo sguardo.

La mattina dopo percorrendo la Romantische Strasse, scendiamo verso sud. La strada arriva  fino a Fussen vicino al confine con l’Austria.

Progettato negli anni 50 questo percorso attraversa una serie di città e borghi medioevali molti dei quali hanno origini antichissime, come Augusta, fondata dai romani o come la cittadina di Nordlingen che sorge all’interno di un cratere scavato da un meteorite. Da accorti e preparati  mototuristi la scelta della città più rappresentativa è caduta su Rothenburg.

Adagiata su di un colle che domina il fiume Tauber, Rothenburg è la cittadina turistica più visitata della Romantische Strasse. Marktplaz, la piazza del mercato è da sempre il luogo più importante della città anche grazie alla presenza del grande edificio del municipio, il Rathaus, caratterizzato da due differenti stili architettonici: il gotico e il rinascimentale.  L’origine della città risale al X secolo. Sviluppatasi intorno al castello dei Conti di Rothenburg, dal 1100 in avanti si conferma come il più fiorente esempio culturale e commerciale dell’intera regione bavarese. Quello che però caratterizza maggiormente questa città è la grande cinta muraria che racchiude il borgo con le sue solenni porte d’accesso. Una parte delle mura sono percorribili e la sommità di alcune torri sono raggiungibili attraverso scalini.

 

 

Monaco, capitale della Baviera

 

In serata arriviamo a Monaco, splendida città e capitale della Baviera. La prima cosa che colpisce è l’immenso municipio sulla Marienplatz costruito nel 1800, anche se la sua estetica ricorda gli edifici gotici. Famoso è l’orologio della torre che allo scoccare delle ore si mette in movimento dando vita alla danza dei birrai.

Un rapido sguardo alla città, per poi tuffarsi nell’atmosfera festaiola  della Hofbrauhaus la birreria più antica del mondo.  All’entrata  sorprende la grandezza del locale, lunghi tavoli e panche di legno strapieni di persone sorseggiano birra da boccali di un litro, l’unica misura ammessa nel locale. Una simpatica orchestrina con arpa ed ottoni suona motivi folcloristici e ogni tanto i ragazzi nei loro tipici costumi  si alzano in piedi e cantano l’inno della Baviera.

Più tardi ci spostiamo nella vicina trattoria per festeggiare la buona riuscita del viaggio. Dopo una scorsa veloce al menù  la scelta cade all’unanimità sullo stinco di maiale. E’ il piatto principe della Baviera, forse perché sposa bene con i crauti e le patate al forno, forse perché è croccante e gustoso al punto giusto, o forse perché fa venire sete e ti aiuta a scolare litri di birra.

 

 

Dachau, il giorno della memoria

 

Ultimo giorno prima del rientro. E’ la giornata della storia e del ricordo.

Puntiamo le nostre moto verso la periferia di Monaco e dopo una ventina di chilometri troviamo Dachau, cittadina tristemente nota per la presenza del primo lager nazista, costruito da Himmler nel 1933.  In origine era una fabbrica di mattoni, in seguito fu ampliata con la costruzione di nuove baracche. Sul cancello la scritta ingannevole e beffarda Arbeit macht frei"  il lavoro rende liberi. Inizialmente il campo era stato progettato per contenere cinquemila detenuti, ma a partire dal 1942 il numero non scese mai al di sotto dei dodicimila. Varcato il cancello ci si trova nel grande piazzale circondato dalle baracche, le poche rimaste. Davanti al museo una scultura racchiude in se tutto il senso del campo: uomini e filo spinato. Nell’aria aleggia il silenzio e il dolore. Tutti conosciamo la storia sull’Olocausto, ma essere presenti nei luoghi che lo hanno originato lascia senza fiato. Le baracche, i forni crematori, gli oggetti rimasti e le poche foto dei detenuti descrivono più delle parole l’enormità della crudeltà e della stupidità umana.

 

 

Pino Perugini