LA TRANSILVANIA E LE SUE TRADIZIONI
Viaggio in moto nel tempo che fu
12 giugno - 20 giugno 2004 |
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E' ancora avventura sabato 12 giugno
Sono le quattro del mattino e l'aria pungente della notte mi colpisce il viso sotto il casco aperto mentre mi avvio insieme a Riccardo all'appuntamento con gli altri amici sotto la solita statua di Garibaldi. Dopo la Tunisia, la Lituania, e la Bosnia questa volta la nostra destinazione è la Transilvania , regione montuosa del centro-nord della Romania nota per aver ispirato il personaggio di Dracula il Vampiro.
Con una strana eccitazione dentro, parcheggiamo la moto aspettando l'arrivo degli altri.....già, perchè come diceva Jack London, "non e' importante la meta o la destinazione, ma e' lo spirito di avventura, la vera forza motrice, che spinge l'uomo verso nuovi orizzonti, verso terre lontane". E come antichi pionieri, sentiamo crescere in noi l'istinto del gruppo, sentiamo crescere la consapevolezza che condivideremo insieme i piccoli e i grandi imprevisti comuni in ogni viaggio, ma che senza dubbio lo rendono stimolante e gradevole da ricordare.
La prima tappa è molto impegnativa, abbiamo deciso di arrivare in un solo giorno ad Oradea, prima città dopo il confine rumeno. Alla combriccola si sono aggiunti nuovi amici, siamo in quattordici, l'organizzazione diventa più complessa. Il problema principale è mantenere compatto il gruppo durante i trasferimenti. Decidiamo di equipaggiare tre moto, di radiotrasmittenti. Una moto si sistemerà in testa, un'altra al centro e la terza in coda. In questo modo saremo costantemente in contatto durante il viaggio.
Dopo aver lasciato alle spalle la Romea attraversiamo la Slovenia, la Croazia e l'Ungheria concedendoci solo piccole soste per i rifornimenti e per alleviare la fatica e lo stress che si accumulano via via in sella alle nostre moto. Finalmente al tramonto, dopo 1200 chilometri e sedici ore di viaggio arriviamo alla frontiera rumena, fermandoci stanchi e affamati al primo hotel che troviamo lungo la strada.
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Il maramures e le sue tradizioni
domenica 13 giugno
La mattina un tiepido sole ci accoglie mentre ci prepariamo per la partenza. C'è chi lubrifica la catena, chi asciuga con cura e "amore" l'umidità notturna sulla carrozzeria e chi sistema al meglio i bagagli. Oggi ci avvicineremo all'estremo nord della Romania a ridosso del confine ucraino.
Ci inoltriamo nelle scure foreste dei Carpazi raggiungendo la regione del Maramures che conserva intatte le sue tradizioni millenarie in un ambiente bucolico e silenzioso, dove i contadini lavorano ancora con strumenti altrove scomparsi, dove ancora le donne, la domenica e durante le numerose feste popolari, indossano splendidi e colorati costumi. Siamo fortunati, oggi è proprio domenica e lungo la strada incontriamo tantissima gente a passeggio. Gli uomini, con il tradizionale piccolo cappello di paglia in testa, indossano linde camicie bianche mentre le donne a braccetto, nelle loro gonne a palloncino, sfoggiano coloratissimi scialli.
Gli anziani seduti sulle panchine parlano fra loro controllando i giovani che a gruppi intrecciano schermaglie "amorose" con le ragazze che escono dalle chiese. Sembra che in questo luogo il tempo, scandito da ritmi lenti e antichi, si sia fermato come fissato su una foto in bianco e nero. Attraversiamo questi villaggi quasi "in punta di piedi" consapevoli della nostra sguaiata e rumorosa intrusione.
Imboccata la strada che corre lungo il confine con l'Ucraina, raggiungiamo Sapinta, piccolo paesino famoso per il suo Cimitero Allegro, unico al mondo. Era il 1935 quando Stan Patras, artista locale, iniziò a decorare le croci tombali dei suoi compaesani con coloratissime scene naif che illustrano virtù e difetti del defunto, il tutto in un rutilante mondo popolare che raggiunge lo straordinario effetto di rendere "gaia" anche la morte. "Nella vita ho lavorato, sempre bene ho cucinato" "Da quando ero bambino, lavoravo dal mattino, poi oste mescevo vino, nel bicchiere e bicchierino" Rime semplici, popolari e ironiche, testimoni di un isolamento geografico e sociale che non si è ancora dissipato.
Risaliti sulle moto ci fermiamo a dormire poco più avanti nella piccola cittadina di Sighetu Marmatiei, vicino al fiume Tisza che segna il confine della Romania con l'Ucraina.
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I monasteri della Bucovina lunedì 14 giugno
Il giorno dopo, durante la colazione, un ragazzino si siede a tavola con noi e prova a scambiare due parole nel suo stentato italiano. Ci racconta che vive in un istituto gestito da una suora italiana e che sbarca il lunario vendendo giornali per strada. Per farlo contento ne compriamo alcuni, naturalmente sono rumeni….chissà come faremo a leggerli! Prima di ripartire decidiamo di fare il pieno di carburante. Purtroppo Oreste, distrattamente, mette gasolio invece che benzina, costringendoci ad una sosta non programmata per ripulire completamente il serbatoio della sua moto. Sfruttiamo l'occasione per fare amicizia con i numerosi ragazzi e bambini che si aggirano intorno ai nostri mezzi. Ci dicono che raramente vengono motociclisti da queste parti, questa è una zona povera, lontana dai circuiti turistici europei che prediligono le spiagge e le discoteche del Mar Nero e il caos di Bucarest. Sono comparsi dal nulla e da quel poco che siamo riusciti a capire non hanno una fissa dimora e vivono alla giornata chiedendo qualche soldo ai pochi stranieri che transitano da queste parti. Da Sighetu Marmatiei, prendiamo la stretta stradina che costeggia il torrente IZA. Pochissime le auto che circolano, qualche vecchio autocarro, mezzi trainati da bestiame. Fra le tante cose ci colpisce la suggestiva architettura in legno dei grandi portici delle recinzioni delle case, intagliati a mano, più o meno recenti e diversamente conservati a seconda della disponibilità economica della famiglia.
A Ieud, forse il villaggio più tipico di questa zona, visitiamo la chiesa più vecchia del Maramures che risale addirittura al 1350 ed è ancora in perfetto stato., Costruita in legno di pino e abete, ha piccole finestre, un doppio tetto e un alto campanile. All'interno una vasta raccolta di icone di tutti i tipi e periodi, decora le pareti. Le scale del campanile sono state scolpite in un solo pezzo di legno e nella soffitta è stato scoperto il più vecchio manoscritto in lingua rumena, stampato nel 1543 a Brasov. Ci dirigiamo quindi, verso est, alla volta dei monasteri affrescati della Bucovina. La strada è stretta e insidiosa, piena di enormi buche che ci rallentano e ci impediscono una guida sicura e rilassata.
Finalmente arriviamo al monastero di Voronet. Monache ammantate di nero si aggirano in silenzio nel giardino dell'edificio religioso costruito nel Quattrocento sotto il regno di Stefano il Grande, periodo in cui la Bucovina visse la sua epoca d'oro. Le pareti esterne vennero dipinte all'epoca in cui la Moldavia settentrionale era minacciata dagli invasori turchi. Per educare e attirare l'interesse dei soldati e dei contadini, in gran parte analfabeti, le più note storie della Bibbia vennero rappresentate, come dei moderni fumetti, sulle pareti esterne delle chiese. Il famoso blu di Voronet, fa da sfondo a tutte le solite immagini di Santi, diavoli e peccatori. Un'intera parete è occupata dal Giudizio Finale, qualcosa di unico nelle rappresentazioni pittoriche di questi monasteri, sia per lo spazio che occupa, sia per la grandiosità della scena. Cristo domina una folla di animali fantastici, simboli zodiacali, anime dannate abbigliate col turbante degli odiati Turchi, tombe che si scoperchiano, santi e profeti, arcangeli che soffiano nelle buccine, le trombe usate dai contadini moldavi. L'interno, interamente affrescato, è in condizioni migliori degli altri monasteri della zona. Drappi variopinti e bellissime icone arredano le pareti e lo sfavillio degli ori e degli stucchi abbaglia l'attonito visitatore.
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Le Gole di Bicaz martedì 15 giugno
Due motociclisti rumeni, Gabriel e la sua ragazza, incontrati nel centro di Suceava, ci hanno aiutato a trovare un hotel, piccolo ma confortevole, dove passare la notte e, la mattina, li convinciamo a trascorrere la giornata in moto insieme a noi. Oggi scenderemo a sud nel centro della Transilvania e più precisamente a Sighisoara, piccola cittadina medioevale gemellata tra l'altro con Città di Castello. La giornata è molto bella, il nostro umore è alle stelle e anche il suono dei nostri motori sembra più "rotondo".
La strada, inizialmente ampia e invitante, ad un certo punto s'infila in una valle sempre più stretta fino a quando come inghiottita dalla montagna entra fra due alte pareti rocciose. Sono le gole di Bicaz maestose e scure nel cuore dei Carpazi. Lo spettacolo è veramente notevole con rocce sporgenti, alberi aggrappati e sospesi fra le ripide pareti, con squarci di cielo azzurro che appaiono in cima alle montagne, il tutto completato dal dolce e gradevole rumore dell'acqua che scende lungo il vicino torrente. Appena superata la parte più stretta del canyon, la strada, con i suoi avvolgenti e sinuosi tornanti, sale decisamente verso il passo. Procediamo in fila indiana con un filo di gas, senza fretta, godendo del panorama che si staglia sopra di noi. Sembra veramente di essere nel set di uno dei tanti film di Dracula il vampiro e solo la presenza di qualche raggio di sole che fa capolino tra le cime, ci riporta repentinamente alla realtà. Appena fuori dalle gole ci fermiamo per una piccola sosta e anche per fare una foto con gli amici rumeni che ci lasciano e tornano indietro.
Più avanti c'imbattiamo in un tratto di asfalto terribilmente rovinato con profonde buche che si alternano a pericolosi solchi, il tutto "guarnito" da brecciolino sparso quà e là per tutta la carreggiata. Impieghiamo più di un ora per percorrere trenta chilometri. I primi ad uscire da quell'inferno sono i proprietari delle maxi enduro che meglio si comportano in questi frangenti. Dopo più di mezz'ora arriverà, buon ultimo, Riccardo in sella alla sua poderosa e superaccessoriata BMW, con una carrozzeria malridotta e scricchiolante e uno specchietto retrovisore in mano. La sera a Sighisoara ci ritroveremo insieme ad altri amici italiani a cena a festeggiare la conclusione un pò avventurosa della tappa di oggi.
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La città di Dracula mercoledì 16 giugno
Oggi giornata di riposo. In programma abbiamo la visita alla fabbrica di laterizi di un nostro amico di Città di Castello dove vengono prodotti forati, mattoni fatti a mano e manufatti con stampi. Molti sono gli imprenditori Italiani che operano in Romania, sicuramente agevolati dal cambio e dal basso costo della manodopera. Subito dopo ottenuto un permesso speciale, percorriamo il bellissimo centro storico della città di Sighisoara passando attraverso piccole strade acciottolate e sotto antichi archi per raggiungere il municipio, dove siamo attesi per un incontro con il sindaco. Intorno ad un grande tavolo ovale la nostra piccola delegazione improvvisa un saluto al massimo rappresentante della città, contraccambiato dallo stesso con un piccolo ricordo da portare in Italia. Concludiamo la giornata con un giro turistico "a piedi" della città. La parte vecchia di Sighisoara è affascinante. Iniziamo il nostro tour con la torre dell'orologio, alta 40 metri e simbolo della città. Venne costruita agli inizi del quattordicesimo secolo e all'interno alloggia un carillon di figure mobili, alte più di un metro che raffigurano i giorni della settimana. Dall'alto apprezziamo l'affascinante struttura medioevale del centro storico e le linee architettoniche delle case decisamente originali e colorate. I ristoranti e i negozi di souvenir ci ricordano continuamente che questa fu la città natale del conte Vlad Dracul l'impalatore dei Turchi, la cui casa è diventata un ristorante.
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Nel cuore della Transilvania giovedì 17 giugno
E' d'obbligo per chi viene in Transilvania andare a Bran per vedere il castello di Dracula. Così come dei veri turisti ci dirigiamo verso questo villaggio nelle vicinanze di Brasov. Già avvicinadoci, in lontananza, lo si vede ergersi in tutta la sua grandiosità appollaiato in cima a una collina. In realtà questo maniero, avamposto dei Cavalieri Teutonici contro l'avanzata dei Turchi, ospitò solo per alcuni giorni e in qualità di prigioniero il conte Dracul, il crudele regnante dell'antica Valacchia che diede origine alla leggenda del famoso vampiro. Altri luoghi della Romania sono molto più importanti nella storia dell'Imperatore, ma questo castello molto ben conservato ha in effetti un fascino unico. Nel pomeriggio il gruppo si divide, alcuni decidono di prendere la strada che scavalca, in un susseguirsi di curvoni veloci e divertenti,i monti Fagarasului, gli altri si fermano a Brasov, importante città sassone anticamente crocevia di scambi commerciali e culturali del sud-est dell'europa. Oggi è la capitale della contea diventando la città turistica per eccellenza grazie ai suoi numerosi monumenti La principale attrattiva è la Chiesa Nera, enorme edificio gotico che deve il suo nome al suo aspetto fuligginoso, acquisito nel grande incendio del 1689.
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La città di Sibiu
venerdì 18 giugno
Oggi inizia la fase del ritorno. Subito dopo una ricca colazione e dopo aver scaldato i motori volgendo le spalle ai Carpazi, da Sighisoara ci dirigiamo ad ovest verso la città di Arad, vicino al confine con l'Ungheria. Uno dietro l'altro sfiliamo pigramente in mezzo alle case dei piccoli villaggi, tutte affacciate nella strada principale. C'è poca allegria, dietro la visiera gli occhi tradiscono i pensieri di ognuno di noi. E' la solita atmosfera, il solito umore cupo che ci prende tutte le volte che il viaggio volge al termine. Fiordo, insieme a Oreste e Riccardo continua, come d'altronde ha fatto per tutto il viaggio, a mantenere compatto il gruppo comunicando attraverso le radioline. Nel primo pomeriggio decidiamo di fermarci a Sibiu, importante cittadina situata nel cuore della Romania, le cui origini risalgono al 1192. Considerata la capitale della Transilvania meridionale, era la più importante delle sette città fondate dai coloni tedeschi. Ovunque volgiamo lo sguardo, possiamo trovare prove del passato di Sibiu.. Gli edifici sono dipinti in azzurro, rosso, arancio e verde, ci sono molti caffè e ristoranti, e anche vari musei e chiese interessanti. Ci fermiamo nella piazza della città attirando l'attenzione della gente a passeggio. Le nostre moto, con i loro colori e le brillanti cromature, incuriosiscono i giovani che si avvicinano per scambiare qualche parola con noi. I più intraprendenti, riescono a strappare qualche giro intorno la piazza.
A malincuore dopo un po' lasciamo questa bella città, si è fatto tardi, dobbiamo percorrere ancora trecento chilometri prima di arrivare ad Arad, l'ultima città che ci ospiterà prima di uscire definitivamente dal questo affascinante paese.
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Il ritorno
sabato 19 giugno
domenica 20 giugno
E così anche questo viaggio sta per concludersi. Fra tutti i paesi che abbiamo visitato, la Romania è quello rispetto al quale la nostra ignoranza si fa particolarmente stridente, essendo questo popolo fortemente imparentato con noi. Le sue radici latine, le sue tradizioni, gli usi e costumi, la sua lingua, hanno molto in comune con i nostri. Ci sorprende la grandissima affezione e stima che i rumeni nutrono per l'Italia, per la sua storia e la sua cultura. Ci considerano con affetto i loro cugini ricchi, ed è amara la consapevolezza che la quasi totalità di noi italiani non pensi a questo popolo come ai nostri cugini poveri. E mentre stiamo attraversando la Puszta, l'immensa pianura ungherese, su un asfalto liscio, troppo liscio per noi che per una settimana abbiamo combattuto con le micidiali buche, gli improvvisi avvallamenti e il perfido brecciolino delle strade rumene, il pensiero già torna indietro a ripercorrere i momenti, le emozioni e gli attimi vissuti in questi giorni: la gente lungo la strada che ti saluta, i bambini sorridenti, i giovani carichi di speranza e di sogni, le mucche sempre in mezzo al passo, i carretti con i cavalli, i coloratissimi monasteri della bucovina, le austere chiese e i gli imponenti portali in legno del Maramures. Le mille contraddizioni di un paese che tenta di affacciarsi in europa e si dibatte tra grandi aspettative ed estreme povertà. Atmosfere e sensazioni per noi inesorabilmente scomparse. Questo paese ci ha regalato, come impresso su una vecchia pellicola, un tuffo nel nostro passato prossimo che andrà ad arricchire le molte esperienze di viaggio che il nostro gruppo, anno dopo anno, va accomunando. |
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Pino |
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Hanno partecipato:
Umberto Alloisi
su Yamaha TDM
Franco Bardassini
su BMW RS
Massimo Cardelli
su BMW RS
Riccardo Colcelli
su BMW K1200 LT
Maurizio Cristini
su Honda Varadero
Lorenzo Fiorucci
su Honda Africa Twin
Riccardo Fonti
su Honda Varadero
Stefano Marroni
su Honda X- Eleven
Oreste Moretti
su Triumph Tiger
Sandro Morvidoni
su Yamaha TDM
Claudio Perfetti
su Suzuki V-Strom
Valerio Perfettii
su BMW 1100 GS
Pino Perugini
su Honda Varadero
Luca Pinzaglia
su Yamaha TDM
L'organizzazione
E' stata curata direttamente, senza ricorso alle prestazioni di agenzie specializzate. Il viaggio è stato affrontato con moto equipaggiate normalmente. Tre moto sono state dotate di radiotrasmittenti Midland per un contatto costante durante i trasferimenti.
Ricambi al seguito: candele - corde frizione ed acceleratore - kit riparazione forature - camere d'aria - ferri in dotazione.
Inconvenienti registrati: nessuno
Documenti: passaporto - patente - carta verde - assicurazione sanitaria e mezzo
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