In moto nel deserto di Tunisia
La prima volta per sette Tifernati
12 - 19 Maggio 2001 |
 |
Finalmente
si parte
12.5.2001
Città di Castello, risveglio con una splendida giornata; gli ultimi
preparativi. Raduno per i saluti e la foto di rito con familiari e amici.
Partenza per Genova, viaggio di rodaggio e di allenamento. Tutto ok,
arrivo in buon anticipo per l'imbarco sulla motonave Carthage che ci
porterà in un giorno a Tunisi. Un giorno in più per aumentare l'attesa.
Molto relax e prima confidenza con la cucina tunisina. Esame superato. |
 |
In Terra
d'Africa
13.5.2001
Sbarco in terra d'Africa e, divincolatici dal traffico caotico della capitale,
in direzione sud, attraversando una campagna, intatta, umile e schiva come la
sua gente, raggiungiamo la prima tappa del viaggio, Kairouan, una delle
quattro capitali dell'islamismo. La Città Santa ci accoglie di sera, con le sue
135 moschee ed un caratteristico sottofondo musicale, per le vie e le piazze,
una "musichetta" che ci accompagnerà in tutti i villaggi e città visitate.
Trascorriamo la notte in uno "spartano" alberghetto indicatoci da una delle
tante "guide volontarie" incontrate nella città. |
 |
Verso le
oasi di montagna
14.5.2001
Partenza di buon ora, risulterà la prima e l'unica veramente di buon ora.
Abbandonate le strade più trafficate ci dirigiamo verso ovest, al confine con
l'Algeria, nelle splendide oasi di montagna. Mentre attraversiamo i vari
villaggi destiamo curiosità, i bambini ci corrono incontro per vedere le moto e
ci invitano ad effettuare acrobatiche impennate. Il paesaggio cambia
rapidamente, iniziano a comparire le prime montagne, anche la strada si
movimenta, alternando tratti di asfalto a terra e sabbia. Un errore
nell'interpretazione del GPS, in realtà non vediamo l'ora di provare la mitica
sabbia, ci porta a seguire una pista in cui ci cimentiamo con i primi
insabbiamenti ed ad aprire il gas per "ondeggiarci sopra". La pista, purtroppo,
è sbagliata e veniamo fermati ad un posto di polizia alla frontiera con
l'Algeria. Veloce ritorno indietro e, ritrovata la pista, giungiamo verso sera
a Tamerza, immersa in una rigogliosa oasi circondata da montagne rosse e
canyon. Per pareggiare il conto con la sera precedente, alloggiamo in uno
splendido albergo, situato a mò di terrazza sopra la vecchia oasi, divenuta un
centro di grande interesse archeologico. Ci meritiamo un tonificante bagno e
poi, di corsa, a gustare una ricca cena con "couscous royal". Dopo cena
il solito breafing per impostare la giornata successiva. |
 |
Chott El
Jerid
15.5.2001
Risveglio nell'immobile e silenziosa oasi e, dopo aver consumato una
sostanziosa e ricca colazione (non mangeremo che a sera), continuiamo a salire
per raggiungere Mides, un piccolo villaggio costruito su un'oasi a
strapiombo su un canyon. Un gioiello di architettura, un ventaglio di colori.
Lasciata l'oasi di Mides inizia la discesa per una pista che attraversa canyon
e pinnacoli rossi (ma non siamo in Arizona). D'improvviso un balcone naturale
da cui appare, all'orizzonte, la distesa bianca del Chott El Jerid, il
lago salato che preannuncia il Sahara. Velocemente raggiungiamo la pianura, il
paesaggio è cambiato repentinamente, ed anche il caldo comincia a farsi
sentire. Iniziamo a costeggiare la distesa di sale e alla prima occasione ci
tuffiamo in una pista per attraversarla. Una pista bianca, brillante, compatta,
con grandi "cretti" dalle parti. All'orizzonte solo il bianco, l'azzurro ed il
calore che "allunga" la sagoma del compagno davanti. Grande silenzio, anche le
moto sembrano meno tonanti del solito. Dopo una quarantina di km. la pista,
improvvisamente, scompare, continuiamo e ci troviamo in mezzo come ad una
immensa "pista da pattinaggio", abbiamo raggiunto la zona centrale del lago
salato! Qualche sgommata, una diffusa emozione, un comune sentimento di
orgoglio e poi, sicuramente, ognuno a parlare con se stesso. Grandi spazi ed il
vuoto ci circondano, il sole è lì sopra di noi, implacabile a oltre 40 gradi,
unico vero "Signore" a cui dover rendere conto. L'immancabile foto di gruppo ci
distoglie da quelsochè di intimo ed immenso. E' tardi, dobbiamo ripartire;
riprendiamo la pista salata che "mangiamo" a oltre 100 all'ora. Continua il
momento magico!
Trascorriamo la sera a Douz, alle porte del sahara. Una "visita" alle
dune, qualche "derapata", ma la testa è ancora là, all'immensa "pista da
pattinaggio"!
Completiamo la splendida giornata con una gustosa cenetta all'aperto da Ali Baba,
dove ritestiamo, di nuovo positivamente, la grillada. Dopo cena
riusciamo a trovare un benzinaio che ci consente di effettuare un abbondante
lavaggio alle moto, completamente coperte di sale e sabbia. Un po' a malincuore
assistiamo alla cancellazione di quel "fango" che abbiamo sognato per mesi! |
 |
Altro che
Parigi - Dakar !
16.5.2001
La strada che imbocchiamo per raggiungere Matmata taglia il deserto; è di
asfalto che in verità "sentiamo" solamente ogni tanto, in quanto costanti
folate di sabbia portate dal vento la ricoprono e l'attraversano smuovendola.
Mucchietti di sabbia che "buchiamo", lasciando dietro le gomme
un'indimenticabile soffio del nostro passaggio. Lungo la via qualche
"fuoripista", veloce, intenso a volte "smanioso". Una sosta in un tipico cafè,
il Cafètouareg. Il posto ci resterà impresso per l'ospitalità ricevuta,
davvero amichevole, e per "aver rinunciato" all'invito di restare a
pranzo per gustare una tipica minestra a base di legumi. Ripartiamo, la pista
comincia a salire, ci allontaniamo dal deserto. Matmata, ormai invasa da
turisti e botteghe di souvenir, ci svela le sue caratteristiche "abitazioni a
pozzo". Una breve visita e incalzati dal caldo, veramente torrido,
prendiamo a sud-est una pista che ci condurrà in un villaggio berbero di
montagna. La strada continua a salire; dopo un iniziale tratto sterrato il
percorso diventa veramente duro, una mulattiera con canaloni e pietre; le moto,
forse un po' troppo cariche non consentono distrazioni, notevole l'impegno per
"tenerle". Il paesaggio che attraversiamo ci ripaga dello sforzo; la pista è
attaccata per lunghi tratti alla montagna da un infinito "muro a secco", quasi
la muraglia cinese. Arriviamo al valico, una sosta per farci accarezzare dal
vento e per godere della vista che si perde in uno sterminato altopiano. Anche
il sole, inseparabile e silenzioso compagno di viaggio, si ferma con noi;
l'acqua è finita ed è forse la prima volta che "soffriamo la sete". Riprendiamo
la pista e, dopo pochi minuti, un umile ristoro prima del villaggio ci accoglie
sotto la sua semplice e fresca tenda. Ci "rinfreschiamo" con l'immancabile thè
caldo e godiamo dall'alto della spettacolare vista del villaggio, immobile
presepe incorniciato in un'arida mesa. Il vento ci porta le voci degli
abitanti. Siamo abbondantemente ripagati dello sforzo fatto. La pista, ora di
asfalto, scende ripidamente, in pochi minuti siamo di nuovo in pianura,
imbocchiamo la strada principale che conduce a Medenine. Prima di
arrivare "assaliamo" un bar, acqua ed un succulento panino. Forse, oltre la
sete avevamo anche fame! Medenine ci accoglie sul far sera, cittadina dinamica,
con un caratteristico mercato. La serata è dedicata a pianificare, ahimè, il
ritorno a nord, siamo a circa 583 chilometri da Tunisi. |
 |
Si
ritorna a nord
17.5.2001
Il giorno è dedicato interamente a coprire il ritorno verso nord, attraversando
sterminati uliveti che costeggiano il mare e caotiche città che vi si
affacciano. Quando è sera decidiamo di sostare a El Jem, sede anche di
una copia integrale del nostro Colosseo. E' venerdi e come consuetudine
nei paesi islamici la città si anima, "rigorosamente" di soli uomini! Ultima
notte in Tunisia. |
 |
18.5.2001
Poco più di 100 chilometri ci separano da Tunisi, alle 12.00 è previsto
l'imbarco per Genova. La motonave Carthage è lì che ci aspetta. Le
operazioni di imbarco, ultimi frettolosi acquisti di souvenir e poi il grande
sportello della nave ci inghiotte insieme alle moto. Un giorno di navigazione
passato in gran parte a letto, per riposare, per ricordare, per sognare il
prossimo deserto. |
 |
Siamo a
casa
19.5.2001
Ore 11.00 ultimo pranzo in nave, già s'intravedono le coste liguri bagnate dal
mare, più blu del solito. E' ad attenderci Genova, che dall'acqua si
arrampica con mille case in collina. Percorriamo speditamente i 350 chilometri
che ci separano da Città di Castello, un goccio per festeggiare e poi
ognuno di corsa dai "suoi". Una certa tristezza vedere le sette moto, che per
sette giorni hanno anche "dormito insieme", ora separarsi ed andare ognuna in
direzione diversa. Ma nello stesso tempo anche la certezza che si ritroveranno
per altre avventure. |
 |
|
Maurizio |
 |
Hanno partecipato:
Giovanni Consigli
su Bmw Gs 100
Maurizio Cristini
su Honda Transalp
Andrea Donati
su Kawasaki Kle 500
Lorenzo Fiorucci
su Honda Africa Twin
Luciano Giombini
su Yamaha Tdm
Oreste Moretti
su Honda Africa Twin
Pino Perugini
su Honda Transalp
L'organizzazione
E' stata curata direttamente, senza ricorso alle prestazioni di agenzie
specializzate. Il viaggio è stato affrontato con moto di serie, equipaggiate
normalmente. Ricambi al seguito: candele - corde frizione ed acceleratore - kit
riparazione forature - camere d'aria - ferri in dotazione. Inconvenienti
registrati: nessuno. Documenti: passaporto - patente - carta verde -
assicurazione sanitaria e mezzo
Durata
del viaggio
8 giorni di cui: 2 di nave - 1 di trasferimento Città di Castello / Genova e
ritorno - 5 in Tunisia. Km. percorsi: complessivamente 2.050, di cui 1.350 in
Tunisia e 700 per trasferimenti Città di Castello (Pg) - Genova e ritorno. |
 |
|
|
 |